Tra i cosiddetti batteri patogeni opportunisti, ovvero quelli che determinano una malattia principalmente in soggetti con deficit nelle difese immunitarie, lo Pseudomonas aeruginosa è uno dei più diffusi e virulenti, dato che ha una distribuzione ubiquitaria e possiede diversi fattori in grado di aggredire l'organismo umano. A renderlo particolarmente insidioso vi è anche un'acclarata capacità di resistere ad alcuni antibiotici, e non a caso in determinate condizioni cliniche può essere necessaria l'azione sinergica di più farmaci. Nei soggetti sani provoca infezioni piuttosto raramente, tanto che in alcune persone possono trovarsi colonie – senza sintomi – nell'area genitale e sotto le ascelle, oltre che nelle feci. Il batterio è stato trovato in alcuni lotti di acqua minerale in Italia, prontamente ritirata dal mercato.

Cos'è lo Pseudomonas aeruginosa

Top Formatori Maciejka Elise Alti Donne Delle Lo Pseudomonas aeruginosa è un batterio Gram Negativo (ovvero che assume una colorazione dal rosa al rosso quando sottoposto alla tecnica di Gram) di piccole dimensioni, che può raggiungere i cinque micrometri di lunghezza per uno di larghezza. La forma è quella tipica di bastoncello e presenta un unico flagello, che gli consente una certa mobilità. È un microorganismo aerobio, che richiede ossigeno per i propri processi metabolici, tuttavia in alcune condizioni è considerato un anaerobio facoltativo. Il batterio vive ovunque nell'ambiente, sia in acqua che a suolo, ma ha una particolare predilezione per gli ambienti umidi.

Perché è virulento

La patogenicità dello Pseudomonas aeruginosa è legata a diverse caratteristiche chiamate “fattori di virulenza”. Tra essi vi sono la spiccata adesione ai tessuti e al muco, favorita da uno strato lipopolisaccarido che protegge il batterio dall'attacco dei globuli bianchi e dal flagello che gli permette di muoversi; la produzione di una endotossina che può portare sino allo shock settico; enzimi in grado di generare danni di varia entità a cellule e tessuti; pigmenti che favoriscono il rilascio di radicali liberi e composti che possono infiammare l'apparato respiratorio, aggredendo direttamente il tessuto epiteliale dei bronchi. Fattore chiave è anche l'antibiotico-resistenza, grazie a un enzima (β-lattamasi) che può inibire penicilline – non tutte – e cefalosporine. Resta comunque attaccabile da colistina, cefepime, ciprofloxacina e altri farmaci, che vengono prescritti dal medico in base al quadro clinico del paziente.

Chi colpisce

Il batterio, come specificato, è un opportunista, e raramente si registrano infezioni nei soggetti sani, ad eccezione dei bambini dove può causare dermatiti, otiti esterne e infiammazioni all'apparato urinario. Le ‘vittime' privilegiate sono i pazienti ricoverati in ospedale; non a caso dopo alcuni giorni di degenza lo Pseudomonas aeruginosa è uno di quelli che si individuano più facilmente nelle analisi ad hoc. Nel complesso le infezioni da questo batterio colpiscono le persone immunodepresse o immunocompromesse.

Cosa provoca

A causa della notevole virulenza lo Pseudomonas aeruginosa è in grado di creare danni a diversi tessuti, organi o interi apparati. Le infezioni più comuni sono quelle alle vie respiratorie e alle vie urinarie, e possono portare a tracheobronchiti, polmoniti e broncopolmoniti nel primo caso e uretriti e cistiti nel secondo. Può aggredire la pelle creando ulcere e vere e proprie ferite; l'azione può essere particolarmente incisiva nei pazienti colpiti da ustioni. Anche occhio, orecchio e apparato digerente possono essere infettati, con manifestazioni che vanno da semplici otiti a diarrea ed enterite. Le conseguenze più gravi possono presentarsi quando aggredisce l'apparato cardiocricolatorio, col rischio di una setticemia, e quello nervoso, con la possibile comparsa di meningiti o ascessi cerebrali.

Come si cura

L'infezione da Pseudomonas aeruginosa si contrasta generalmente con una terapia antibiotica, tenendo ben presente le sue caratteristiche di resistenza. In alcuni casi può essere necessaria l'azione combinata di più farmaci, come un beta-lattamico associato a un aminiglicoside. Nei pazienti più gravi si può arrivare alla rimozione del tessuto infetto, al drenaggio degli ascessi sino a vere e proprie amputazioni (rare).

[Credit: Janice Haney Carr Content Providers(s): CDC/ Janice Haney Carr]

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